Quiet Tales "Briciole" w/ Melodie (dec2020)

Favola scritta e letta da Mélodie e sonorizzata da Kinked.


Camminava già da tanto tempo quando la incontrai per la prima volta. Allegra e scalza, teneva in braccio vicino al suo corpo un piccolo cestino riempito di porcellane. Delle rughe profonde come delle valli segnavano il suo viso; ci vedevamo a volte solcare dei fiumi ghiacciati.

Quel giorno mi parlò tanto. Mi raccontò della sua strada, delle sue porcellane, e di come, lentamente, si era disfatta dei suoi strati esterni. La sua pelle d’inverno, la sua pelle d’estate, la sua pelle di autunno la sua pelle monotona : erano cadute tutte, una ad una erano delicatamente scivolate longo le sue zampe e sulla sabbia erano rimaste abbandonate.  Chiusa in una primavera infinita, aveva progressivamente cambiato forma. Lì di fronte a me era grande e poi piccola, mi sorrideva e si dondolava con leggerezza, tutta infagottata nelle sue ragnatele. Con il suo naso piccolo veniva ad annusare il gelsomino che cresceva sulle sue spalle, e covava teneramente i germogli che proliferavano sul suo petto. Lasciavo i miei sensi andare alla derriva su quest'essere arcano, e indovinavo nel contempo il mondo ostile di briciole che si spalmava attorno a noi.Un calore pesante cadeva sulle nostre palpebre e portava con lui le bruciature delle lingue fillacciose del sole; tra le nostre ciglia appannate facevamo fatica a vederci chiaro, ma il freddo anche, di tanto in tanto, era presente. Accompagnava lei, all'interno delle sue porcellane si infilava, scatenava piccoli suoni senza conseguenza e svegliava piccole cose dimenticate.

Mentre parlava, i ruscelli della sua voce si diffondevano nello stretto spazio che ci separava e venivano a rannichiarsi nel cavo del mio orecchio. Così si radunarono le sue parole e si costruì la sua storia.

Un certo tempo dopo l'inizio del suo viaggio, un giorno o forse una notte, nel cuore del deserto addormentato, nel bel mezzo di una piazza di marmo bianco, vide un panchina e decisedi sedersiun attimo. Era una bella panchina di legno bruciato. Il suo spesso vestito nero assorbiva tutti i raggi, anche i più piccoli, e la luce stordita correva per poter nascondersi. Una volta seduta comoda, videpassare un cavallo bianco. Correva con quest'aria un po sbalordita un po dispiaciuta e gli fece un occhiolino. Dopo un po ne passò un altro, poi un altro, e ancora un altro, e poi una pioggia di cavalli bianchi che cadevano dal cielo ridendo e le loro risa, piccoli sassi rossi, rimbalzavanosu delle colline su delle balene scivolavano dalle nuvole e sparivano nell’orrizzonte come un leggero brivido. Le balene disperate decidevano di lasciare gli oceani per conquistare la terra alla ricerca di un rifugio che avrebbe potuto proteggerle da questi attachi ingiustificati. Così private dai loro inquillini più imponenti, le acque degli oceani rimpicciolivanoe le balene si ritrovavano ben presto infestate da migliaia di piccoli piedi che le avrebbero guidati fino a questa torre lassù, in cima al mondo. Quella fatta di pietra, che gira dietro i pianti, dietro i sogni, anche quelli più dolci.